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Brigantaggio a Vieste
Pubblicato il 30th ottobre, 2009 Nessun commentoIL BRIGANTAGGIO
Dopo il compimento dell’unità nazionale, i regi governi non ebbero la mano felice col Meridione, talché negli anni 1860/63 dovettero fronteggiare quel fenomeno di protesta selvaggia che è passato alla storia col nome di brigantaggio. In esso, sotto l’emblema del movimento vandeano, confluirono e si confusero le violenze di autentici briganti e le attese deluse di una popolazione frustrata in tutto meno che nell’immaginazione. Il brigantaggio ebbe ramificazioni in tutti i comuni del Gargano e diede luogo ad atti di estrema crudeltà e ad imprese di straordinaria audacia, quali l’occupazione da parte di bande armate delle cittadine di S. Giovanni Rotondo, Vieste, Mattinata e Vico. All’alba del 27 luglio 1861 , un fuoco di artiglieria svegliò Vieste. Una banda di circa 60 briganti si riversò tra le vie e le piazze del paese, dopo una fragile resistenza da parte delle guardie Nazionali, essi liberarono i detenuti dalle carceri mandamentali e cominciarono a saccheggiare, provocando incendi e facendo strage dei liberali più eminenti.
La banda era guidata da Iacovangelo, detto il “Pezzente” e da Giuseppe Patetta, detto “il generale”. Questa banda era aiutata da quella del Principe Luigi. Il paese per due giorni fu sottosopra,… le vie furono intrise di sangue, nove furono i morti dopo quelle due infauste giornate. Anche alcune donne combatterono al fianco dei briganti, come a Vieste. Qui la popolana Leonida Azzarone fu uccisa sul terrazzo dalle guardie nazionali durante uno scontro a fuoco. Il mattino del 31 luglio sbarcarono le truppe del generale Pinelli, per reprimere i rivoltosi, ma le bande dei briganti avevano già abbandonato il paese. Furono arrestate molte persone, di cui uno solo fu fucilato per tradimento. Furono emanati il 17 settembre i primi ordini , dal comando
generale della Capitanata , per reprimere il brigantaggio . Il 15 agosto 1863 fu emanata da Vittorio Emanuele II la legge Pica , che prevedeva misure straordinarie e tribunali speciali per sgominare il brigantaggio. La legge Pica diede i suoi effetti e quando arrivò a Vico del Gargano il generale Pinelli con numerosi soldati , gli arresti furono a centinaia, parecchi fucilati, e furono scovati ed uccisi a tradimento i due famigerati briganti vichesi Vincenzo Scirpoli, che infestava le campagne di Rodi e Piero Iacovangelo, detto il Pezzente, che aveva ucciso un soldato dietro una macchia. E’ memoria che il cadavere di quest’ultimo , portato in Vico, fu appeso ad una grosso albero nel largo San Domenico, obbligandosi la madre di lui a sedersi sotto quell’albero da cui pendeva il figlio. Intanto la compagnia Albertone , scontrati circa 300 briganti nel bosco d’Umbra, ne fece un eccidio . Questo bastò perché i restanti ribelli fossero venuti a migliori consigli, per cui il Pinelli, telegrafava al Governo che nel Gargano non vi erano più briganti. La condizione dei briganti era quella che il famoso brigante calabrese Carmine Talarico descrisse: “Un brigante deve stare sempre attento ad eventuali pericoli, girando la testa prima in una direzione, poi nell’altra. Egli vive in uno stato di paura, soprattutto di sfiducia e di vigilanza. E’ nemico di tutti e tutti gli sono nemici” . I briganti erano famosi tra i ceti meno abbienti per essere dei giustizieri che lottavano per il bene del proletariato. Essi usavano la tattica della guerriglia, quando erano attaccati ognuno fuggiva in una direzione diversa disorientando il nemico e poi si ricongiungevano non appena la situazione si faceva più favorevole. Spesso venivano aiutati dai massari e contadini che davano quanto era loro necessario per vivere. Il brigantaggio fu la sola guerra che la classe contadina riuscì a condurre da sola, non fu solo una reazione contro i gravami imposti dallo Stato unitario, ma anche violenza armata per vendicare le sopraffazioni e i tradimenti…Ma molti furono posti dalle circostanze e dalla società in cui vivevano dinanzi all’alternativa di vivere in ginocchio o di morire in piedi. Il fenomeno del brigantaggio , permise, per la prima volta alle genti del gargano di avere più consapevolezza del loro ruolo nelle decisioni. Lo storico M. Vocino nel 1914 fece la seguente considerazione sulla genti del Gargano; “Nelle sue fila le buone energie non sono assenti, l’ingegno non manca ; il suolo non è povero; la natura non ci è stata matrigna . Se pure si arriverà tardi all’agone della nuova vita, non mancheranno certo gli elementi per non essere tra gli ultimi, io ho salda la fede nell’avvenire.”IL DUALISMO TRA LE FAMIGLIE LIBERALI E BORBONICHE A VIESTE NEL PERIODO DEL BRIGANTAGGIO
Era accentuatissimo il dualismo tra le famiglie liberali e quelle borboniche, dualismo spesso derivante da antichi rancori, o da antiche lotte di parte o familiari. reciproche erano atroci; la taccia di manutengolo appunto non era risparmiata; accuse che si possono per esempio rilevare, come tipo , da alcuni libelli ed articoli di giornali dell’epoca, per una polemica tra Gaetano Perrone e Santi Vincenzo Nobile entrambi di Vieste In alcuni articoli del primo, pubblicati nei giornali “La Giovane Italia” del 12 aprile 1862 e “La Nuova Daunia” n. 57 del 1863., il Nobile è apertamente accusato di fautore e d’istigatore dei briganti. E’ detto fra l’altro: “Costui accanito reazionario , acerrimo delatore e testimonio a carico contro i liberali di Vieste dell’anno 1848… cessata la dinastia borbonica, non per amore che portasse alla stessa, ma ingannato dalla stessa, per malvagia ambizione si gittò a corpo perduto nel campo della reazione che ha sempre d’allora in poi capitanata di conserva col degno di lui fratello ormai famoso Arcidiacono obile D. Matteo. Nella sera del 20 ottobre 1860 provocò una sommossa per disturbare il plebiscito. Tutte le susseguenti reazioni e sfrenatezze di plebe, tutte le infamie, e finalmente la dolorosa catastrofe di luglio hanno avuto per principali promotori il Nobile Santi Vincenzo, e l’esacrabile di lui fratello Arcidiacono, de’ quali il primo il questi funesti giorni invitò a lauta mensa i briganti invasori, e l’altro ne benedisse la bandiera lurida , macchiata di sangue fraterno. Infamia eterna a quel prete d’inferno, e a chi crede menzogne le mie parole!” Come si vede , le accuse non potevano essere più atroci e più violenti. Ad esse rispose Santi Vincenzo Nobile, il 7 ottobre 1863, con un opuscolo scritto, ritorcendo l’accusa all’accusatore. “ I nostri calunniatori-diceva-sono antiliberali, antireligiosi che attraverso l”alto fine di Cavour: Libertà , ed Unità Italiana, ed ingiuriano, lo scopo sacrosanto di Vittorio Emanuele : la felicità d’Italia. E chiudeva l’opuscolo con alce attestazioni di stima per i fratelli Nobile firmata da molti viestani. Questo opuscolo era diretto alla Commissione nominata per la Capitanata in seguito alla legge Pica pel brigantaggio, e dal contesto traspare che le accuse contro il Nobile erano state da quella Commissione raccolte. Ma non sembra che l’autodifesa abbia prodotto buon effetto, poiché segue un altro opuscolo di risposta, pubblicato in Foggia alla tipografia Russo nel 1863 a firma Arcangelo Simone, con questo epigrafico titolo: “Al signor-Santi Vincenzo Nobile fu Carlantonio di Vieste -domiciliato coatte all’isola di Tempio-provincia di Sassari- il suo più sviscerato amico, facendosi interprete de’ voti dell’intero popolo viestano-borbonico murattista-invia-salute e pace”.
In questo opuscolo il De Simone conclude:” Invece di dire che voi favoriste il plebiscito, dovevate ricordare che vi personalmente provocaste la reazione della vigilia del plebiscito ( sera del 20 ottobre 1860) mediante l’arresto di Nicola Del Piano…; dovevate ricordare che voi in tutti i modi avete assassinato il paese, e nella certezza prossima restaurazione vi siete compromesso, e manifestato talmente c bisogna esser cieco per non vederlo; dovevate ricordare che voi avete corrotta la plebe , e l’intero popolo usando le arti le più diaboliche per compromettere tutti, e tirarli dal vostro partito…Quale sfacciataggine poi è stata la vostra nell’asserire che briganti entrarono in paese per opera de’ falsi-liberali, e per la vigliaccheria de’ capi , ed autorità di quel tempo. Ma non ricordate quanto fece, e disse, e scrisse allora il sig. Sindaco sig. Carlantonio Nobile, quello che voi appellate goffamente pelo misto? Non ricordate che le mura e le porte furono restaurate? Che tutto fu fatto per animare tutti alla difesa: mentre voi, e la vostra setta paralizzavate tutto, e tutti, disanimando, minacciando, e praticando mille altre bricconate che sarebbe lungo il numerare e ridire? Chi no sa ciò ch ha praticato dappertutto in queste province la reazione, e il brigantaggio? Ebbene ciò che si è praticato dappertutto in questi due anni passati voi lo avete praticato in Vieste, camminando sempre di conserva colla reazione generale nell’opera sua distruggitrice, ed infernale. Voi ben dite che Vieste cinto da mura, e chiuso da porte era inespugnabile, ma perchè non avete detto che Vieste fu espugnata dalla vostra birbantaggine più forte delle mura, e delle porte istesse? Perchè non avete detto che mentre i generosi militi della G.N. si difendevano dai merli delle mura furono moschettati alle spalle , e costretti a ritirarsi nel Castello? Perchè non avete detto che mentre Paolo Ricci sbarrava la porta maggiore della città fu ferito da una palla che gli portò via la prima falange del dito pollice? Perchè non avete detto che le finestre del palazzo del vostro fratello Arcidiacono, col quale siete andato sempre d’accordo, sono perfettamente dirimpetto, e a piccola distanza dalle mura della città, donde quei generosi si difendevano? Perchè avete taciuto che foste il primo ad illuminare , ed ad imbianderare il vostro palazzo? Che andaste in chiesa ad assistere al TE DEUM che vostro fratello vestito da piviale era pronto a cantare? Che foste sulla casa del Comune alla proclamazione del governo provvisorio-brigantesco? Perchè avete taciuto che appena il generale Pinelli giunse in Vieste voi fuggiste , e vi rompeste la nuca del collo…? Nessuno vi perseguitava, nessuno vi accusava: i falsi-liberali erano allora fuggiaschi, e seminati dappertutto come il popolo Ebreo. Avete ragione : vi perseguitava , e vi accusava la vostra mala coscienza,o novello scellerato Caino!”
Questa documentazione , prospetta ben chiaramente i tempi e l’ambiente in cui il brigantaggio ebbe vita sul Gargano e a Vieste .LA PRIMA STRADA – IL FIORIRE DI OPERE PUBBLICHE
Nei decenni successivi Vieste, come tutto il Gargano, non godette di particolari fortune. Pur tuttavia, nell’ambito della politica generale governativa, le cose cominciarono a migliorare. Vennero costruite le prime strade carrozzabili, importantissima la S. Severo-Rodi, della quale nel 1865 fu aperto il primo tratto e che qualche anno dopo, fu prolungata fino a Peschici e Vieste. Con le strade diventarono più agevoli il movimento delle persone e delle cose. NeI 1911 aveva inizio il
servizio automobilistico da Vieste ad Apricena scalo ferroviario, istituito dalla società viestana Caizzi-Baringi, che rappresentò, per i tempi, un ragguardevole progresso di comodità e rapidità. Gli anni del primo Novecento furono contrassegnati da un grande fervore operativo, sia a livello comunale che da parte dei cittadini. Vennero aperte nuove strade per migliorare la circolazione nell’abitato; fu illuminata la città con la luce elettrica, prodotta in loco da una centrale a carbone impiantata dai fratelli Montella; furono costruite la pescheria comunale, il pubblico macello, il nuovo cimitero; venne progettato l’attuale palazzo municipale con le scuole annesse; crebbe l’esportazione dei prodotti agricoli per l’entrata in produzione delle due grosse aree appena bonificate: il Pantanello e la palude Mezzana-Molinella, l’una ad opera del Comune, l’altra ad iniziativa della privata proprietaria, signora Medina Grazia; aumentarono notevolmente la circolazione monetaria e gli
investimenti grazie alle rimesse degli emigranti che ogni anno partivano a centinaia per gli Stati Uniti, onde la Banca Popolare Cooperativa di Vieste, sorta nel 1887 con un capitale societario di L. 51.150, poteva vantare al principio del secolo un fiorente giro di affari e nel 1914 depositi per sei milioni di lire. Nei comizi elettorali era assente, al contrario dei grandi centri, il grande dibattito politico per il suffragio universale e non riusciva ad aggregare le masse quello social-sindacale a favore del quarto stato emergente. La maggiore attenzione era rivolta ai problemi di carattere locale. Tra questi, il cavallo di battaglia degli aspiranti deputati era la promessa di far fuoco e fiamme a Roma per la costruzione della ferrovia garganica. Così il municipio di Vieste diede incarico all’ing. Filippo de Benedetti per redigere il progetto,
progetto che nonostante l’interessamento degli on. Salandra e Zaccagnino non fu tradotto in atto , anche se era prossima la firma del contratto tra il Comune di Vieste concessionaria e la società Monod subconcessionaria ( dell’ing. Arnald Monod autore del progetto del traforo del Monte Bianco) . Ferrovia che fu il mito irraggiungibile dei viestani durante gli anni che altrove furono chiamati della Belle époque . Bibliografia:
Storia del Brigantaggio dopo l’Unità – F. Moltese-Milano 1964
Memorie A.G.B. Perrone – M. G. Mafrolla – Vieste 2006
Lo Sperone d’Italia – M- Vocino- Roma 1914
Michelangelo De Grazia – Appunti storici del Gargano- 1913 – Biblioteca Nazionale di Napoli
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