SAN MICHELE del Gargano

Santuario di San Michele Arcangelo

Ingresso basilica MonteSantAngeloIl Santuario di San Michele Arcangelo si trova a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia.
L’insieme fa parte del sito seriale “Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)”, comprendente sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell’arte longobarda, la cui candidatura alla Lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco è stata accettata nel marzo 2008.
Storia
Secondo la tradizione, il santuario ha origine nel 490, anno della prima apparizione dell’Arcangelo Michele sul Gargano[senza fonte]. A partire dal 650 l’area garganica, nella quale sorgeva il santuario, entrò a far parte dei domini longobardi, direttamente soggetta al Ducato di Benevento. Il popolo germanico nutriva una particolare venerazione per l’arcangelo Michele, nel quale ritrovavano le virtù guerriere un tempo adorate nel dio germanico Odino, e già a partire dal VII secolo considerarono il santuario garganico il santuario nazionale dei Longobardi. Presto San Michele Arcangelo divenne il principale centro di culto dell’arcangelo dell’intero Occidente, modello tipologico per tutti gli altri. Il santuario fu oggetto del mecenatismo monumentale sia dei duchi di Benevento, sia dei re installati a Pavia, che promossero numerosi interventi di ristrutturazione per facilitare l’accesso alla grotta della prima apparizione e per alloggiare i pellegrini. San Michele Arcangelo divenne così una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità, tappa della Via Sacra Langobardorum che conduceva in Terra Santa.
Dopo la caduta del Regno longobardo (774) il santuario conservò la propria importante funzione all’interno della Langobardia Minor, sempre nell’ambito del Ducato del Benevento che in quello stesso 774 si elevò, per iniziativa di Arechi II, al rango di principato; quando anche Benevento cadde, nel corso dell’XI secolo, di San Michele Arcangelo si preso cura prima i Normanni, poi gli Svevi e gli Angioini, che si legarono a loro volta al culto micaelico e intervennero ulteriormente sulla struttura del santuario, modificandone la parte superiore e arricchendolo di nuovi apparati decorativi.
I pellegrinaggi
Gargano_san_michele-Nel corso dei secoli milioni sono stati i pellegrini che si sono recati in visita alla Celeste Basilica. Tra di essi numerosi papi (Gelasio I, Leone IX, Urbano II, Alessandro III, Gregorio X, Celestino V, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II) e sovrani (Ludovico II, Ottone III, Enrico II, Matilde di Canossa, Carlo d’Angiò, Alfonso d’Aragona, Ferdinando il Cattolico). Anche San Francesco d’Assisi si è recato in visita a san Michele Arcangelo, ma non sentendosi degno di entrare nella grotta, si è fermato in preghiera e raccoglimento all’ingresso, baciando la terra e incidendo su una pietra il segno di croce in forma di “T” (Tau).

Architettura

La struttura del Santuario risulta essere costituita da un livello superiore e da uno inferiore. Al livello superiore sono presenti il portale romanico e il campanile. Il campanile è chiamato anche torre angioina in quanto fu eretta da Carlo d’Angiò come ringraziamento a san Michele per la conquista dell’Italia meridionale ed è modellato secondo lo schema delle torri di Castel del Monte.
Il livello inferiore comprende la grotta, alla quale si accede direttamente dalla scalinata angioina, il museo devozionale e le cripte. La grotta presenta al suo interno la statua del santo (opera in marmo bianco di Carrara del Sansovino datata 1507), la cattedra episcopale e la statua di san Sebastiano. Le cripte si trovano in ambienti di età longobarda e servivano da entrata alla grotta. Vengono definitivamente abbandonate nel XIII secolo. Le iscrizioni lungo le pareti delle cripte, in alcuni casi a caratteri runici, testimoniano il notevole afflusso dei pellegrini provenienti da tutta l’Europa fin dall’epoca longobarda. Le cripte si sviluppano in due ambienti e in due fasi che fanno datare le costruzioni tra la fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo. La prima parte delle cripte ha la forma di una galleria porticata, articolata in otto campate rettangolari. In questo ambiente sono stati esposte sculture provenienti principalmente dagli scavi del santuario. La seconda parte delle cripte è di epoca longobarda e presenta due scale (una delle quali è andata distrutta) che terminavano con una piccola platea con un abside e un altare con numerose iscrizioni.
Le apparizioni
san michele garganoLe apparizioni tradizionalmente legate al santuario sono quattro.
Prima apparizione: l’episodio del toro
Datata 490, narra di un certo Elvio Emanuele, un ricco signore del Gargano, che aveva smarrito il più bel toro della sua mandria ritrovandolo casualmente dentro una caverna inaccessibile. Data l’impossibilità di recuperarlo, decidse di ucciderlo con una freccia scagliata dal suo arco, ma la freccia inspiegabilmente invertì la traiettoria e colpì il signorotto ferendolo. Meravigliato, Elvio si recò da Lorenzo Maiorano santo vescovo di Siponto (attuale frazione di Manfredonia) per raccontare l’accaduto. Dopo averlo ascoltato, il vescovo indisse tre giorni di preghiere e di penitenza al termine dei quali san Michele gli apparve in sogno dicendo: “Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini [...] Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. Quindi dedica la Grotta al culto cristiano”. Il vescovo non diede però seguito alla richiesta dell’ Arcangelo perché sul monte persistva il culto pagano.
Diverse sono le testimonianze scritte: una lettera inviata dal Papa Gelasio I nel 493-494 a Giusto, vescovo di Larino, un’altra lettera dello stesso Pontefice ad Herculentius, vescovo di Potenza (492-496) ed ancora una nota riportata dal Martirologio geronimiano sotto la data del 29 settembre. Il documento che però ha più di altri ricostruito in maniera precisa e suggestiva l’insieme dei fatti miracolosi che danno origine al culto dell’Arcangelo Michele sul Gargano è il Liber de apparitione santi Michaelis in Monte Gargano, la cui stesura risale all’VIII secolo. La cura pastorale del santuario è affidata dal 13 luglio 1996 alla Congregazione di San Michele Arcangelo.
Seconda apparizione: l’episodio della vittoria
San-Michele garganoDue anni dopo, nel 492, Siponto si trovava sotto assedio da parte delle orde del re barbaro Odoacre (434-493). Allo stremo delle forze, il vescovo di Siponto ottenne dal nemico una tregua di tre giorni durante i quali si riunì insieme al popolo in preghiera. Qui riapparve l’Arcangelo promettendo loro la vittoria. Rincuorati dal messaggio, gli assediati uscirono dalla città dando inizio ad una furiosa battaglia accompagnata da una tempesta di sabbia e grandine che si rovesciò sugli invasori. Questi, spaventati, fuggirono. In segno di riconoscenza tutta la popolazione di Siponto salì sul monte in processione. Ancora una volta, però, il vescovo non osò entrare nella grotta.
Terza apparizione: l’episodio della dedicazione
Nell’anno 493, in seguito alla vittoria, il vescovo Lorenzo Maiorano, intenzionato ad eseguire l’ordine dell’Arcangelo di consacrare la spelonca a san Michele in segno di riconoscenza, si recò a Roma da Papa Gelasio I il quale espresse parere positivo sulla vicenda ordinandogli di entrare nella grotta e consacrarla insieme ai vescovi della Puglia dopo un digiuno di penitenza. Confortato da ciò, il vescovo eseguì l’ordine. Ma l’Arcangelo apparve per la terza volta al santo vescovo annunciando che la cerimonia di consacrazione non sarebbe stata necessaria poiché egli stesso aveva consacrato la grotta con la sua presenza. Il vescovo ordinò allora la costruzione di una chiesa dinnanzi all’ingresso della grotta che venne dedicata all’Arcangelo Michele il 29 settembre 493. La sacra grotta rimane fino ai giorni nostri come un luogo di culto mai consacrato da mano umana e ricevette nel corso dei secoli il titolo di “Celeste Basilica”.
Quarta apparizione
Nel 1656 tutta l’Italia meridionale era infestata dalla peste. L’Arcivescovo Alfonso Puccinelli decise allora, non trovando altra soluzione per contrastare l’epidemia, di rivolgersi a san Michele con preghiere e digiuni. All’alba del 22 settembre, assorto in preghiera in una stanza del palazzo vescovile di Monte Sant’Angelo, avvertì come un terremoto e subito dopo San Michele gli apparve ordinandogli di benedire i sassi della sua grotta scolpendo su di essi il segno della croce e le lettere M. A. (Michele Arcangelo). Chiunque avesse devotamente tenuto con se quelle pietre sarebbe stato immune dalla peste. L’Arcivescovo eseguì l’ordine dell’Arcangelo e la città fu subito libera dalla peste. A ricordo e per eterna gratitudine del miracolo, l’Arcivescovo fece innalzare un monumento al santo nella piazza della città, dove ancora oggi si trova, di fronte al balcone della stanza dove tradizione vuole sia avvenuta l’apparizione. L’iscrizione recita: “AL PRINCIPE DEGLI ANGELI – VINCITORE DELLA PESTE – PATRONO E CUSTODE – MONUMENTO DI ETERNA GRATITUDINE – ALFONSO PUCCINELLI – 1656″.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.