Case vacanze a Vieste – escursioni e trekking del Gargano
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  • Il Cammino dei Monaci

    Pubblicato il 11th novembre, 2009 vieste Nessun commento

    ANDAR PER ABBAZIE

    Sentiero di San Giovanni eremita da Matera

    Il paesaggio ed il cammino dei pellegrini verso la montagna “sacra” del Gargano che custodisce l’antichissimo e singolare santuario dell’Arcangelo Michele vorrei che si ammirasserosoprattutto nella globale visione di un territorio quale palinsesto della storia quotidiana ed ancor più di quella civiltà cristiana che si è espressa per secoli nell’andare e nell’essere pellegrini.

    Moltissimi personaggi illustri e milioni di pellegrini anonimi hanno percorso lungo ben 15 secoli il cammino dell’Angelo.

    Già dal VI secolo uomini provenienti dalle più svariate regioni, anche d’Oltralpe, sono convenuti sul monte Gargano, la santa montagna, per venerare i “sassi spalancati” ove l’Arcangelo di Dio promise al vescovo di Siponto di lucrare il “perdono angelico”. Dunque fin dai primi tempi del culto cristiano il santuario di san Michele nel divenire meta importante della geografia religiosa antica, fu altrettanto importante per la viabilità.

    Le antiche vie del pellegrinaggio all’Angelo del Gargano furono proprio quelle stesse che nell’antichità, fino a quella tardo-antica, avevano portato devoti “pagani” ai vari santuari di culti precristiani, presenti sulla nostra montagna, dedicati soprattutto a Giano, Mitra, Calcante, Podalirio, Apollo.

    Il santuario si inserì subito anche nella grande direttrice verso la Terra santa, la terra di Gesù Cristo, tanto bramata e visitata fin dai primi secoli dell’era volgare da pellegrini cristiani, acquisendo l’onore di essere la “ tappa intermedia “ di questa “magna et sancta via” che aveva quali punti focali le due città sante, cuore della fede cristiana: Roma, riassunta nella parola “Homo”, per significare la tomba dei protocorifei Pietro e Paolo, e Gerusalemme, “Deus”, che custodisce il santo sepolcro di Cristo con la basilica dell’Anàstasis .

    Su questo nostro cammino, costellato di luoghi pii e di abbazie, si formerà come in una sorta di università itinerante, l’Europa del futuro. Per la prima volta dopo secoli di isolamento seguiti alla caduta dell’impero romano e alle invasioni barbariche i “padri degli europei”, nel santuario nazionale dei Longobardi, si incontrano e si scambiano idee e informazioni.

    monacoUomini e donne di ogni età ed estrazione in cammino per ritrovarsi a sostare “in cacumine supremo beati arcangeli” divengono i primi depositari della coscienza europea. Nelle loro bisacce, piene di povere cose per il viaggio c’è soprattutto un tesoro, prezioso e comune: la fede in Gesù Cristo, Unico Dio e unico Salvatore, e poi una visione comune della vita di tal che una tensione collettiva verso i valori ispirati dal Cristianesimo percorre l’Europa in ogni direzione.

    E questo ancor più a partire da quel pellegrinaggio penitenziale compiuto a piedi ben 1000 anni fa da Roma al Gargano dall’imperatore Ottone III nella primavera dell’anno 999, che per la sua risonanza diede un grande impulso ai pellegrinaggi di massa verso il Gargano.

    Tre sono essenzialmente le direttrici viarie in terra garganica, salvo le numerose varianti e deviazioni, che hanno consentito per secoli ai pellegrini di poter superare le ripide ed impervie balze del Gargano e guadagnare così la vetta,sede del sospirato santuario:

    • · la via che da Siponto “pergit ad sanctum Michaelem”,
    • · la “via sacra Longobardorum”,
    • · la “Johannes schuler” ossia il sentiero o il cammino del discepolo di Giovanni.

    Tralasciando le prime due, più note, oggetto peraltro di numerose pubblicazioni, ci soffermeremo sulla terza, quella delle abbazie.

    Questo cammino è immerso in un paesaggio naturale incontaminato dove spiritualità e natura si legano in maniera inscindibile e dove soprattutto è possibile godere il fascino di un paesaggio garganico assolato,calmo e meditativo che domina dall’alto dei monti le valli aspre e selvagge ed in lontananza il mare.

    sanleonardoQuesta direttrice collega s. Leonardo di Siponto a Santa Maria di Pulsano e quindi a Monte Sant‘Angelo e da qui attraversando il cuore del promontorio garganico volge all’abbazia di santo Stefano alla Sperlonga e a quella di Monte Sacro e poi a Vieste e da qui all’abbazia di Santa Maria di Càlena e di Santa Maria a mare delle Tremiti ed infine a quella pulsanese di santa Maria dell’isola di Miljet, sulla costa slava dell’Adriatico, nell’attuale Croazia.

    E’ chiamata dallo storico tedesco A. von Keysserlinghk “sentiero del discepolo di Giovanni eremita” in quanto cammino di monaci perché collegante i centri monastici del nostro Gargano tra loro e con quelli dirimpettai delle coste slave.

    Questo suggestivo ed antico cammino, punteggiato di abbazie e di grotte di eremiti e di tombe e di segni lasciati dai pellegrini e dai monaci, è un incantevole itinerario che attraverso sentieri, tratturi, boschi e masserie spalanca per ben 40 chilometri le porte della conoscenza e della contemplazione del ricco patrimonio naturalistico, storico ed ambientalistico, in un paesaggio unico e incontaminato, cuore del Parco Nazionale del Gargano ed è percorso ancora, nella parte centrale, a piedi, con grande amore della tradizione e slancio di fede popolare dai pellegrini di Vieste, devoti di san Michele,detti per questo “sammichileri”, i quali così intendono unire idealmente la basilica concattedrale di Vieste alla basilica angelica di Monte Sant’Angelo.

    Da San Leonardo di Siponto, vero gioiello dell’arte romanico-pugliese, il tratturo dopo aver attraversato l’antica Siponto, città con vestigia romane e paleo-cristiane, attraversa la contrada “Cafarelli” dell’agro di Manfredonia e diventa, ai piedi della collina di Pulsano, un sentiero che si restringe sempre più mentre si inerpica sul colle,in un paesaggio arido, impressionante e straordinario per la sua unicità e che ti fa richiamare alla mente i luoghi monastici della vicina Grecia, Meteora e l’aghion Oros. Guadagnata la sommità della collina, dopo aver attraversato un paesaggio lunare di rocce e di pietre dove a stento cresce l’erba, in tutta la sua austerità e silenziosa bellezza s’impone davanti agli occhi l’abbazia di s. Maria che dal VI secolo ad opera degli eremiti di s. Equizio prima, e poi di s. Giovanni eremita, abba di Pulsano, detto da Matera, e della sua schiera di santi monaci, fu palestra di vita cristiana espressa nella forma monastica.

    Questo luogo, per l’azione del laicato cattolico e dei monaci, oggi sta rifiorendo quale centro di spiritualità al servizio della Chiesa locale.

    Un’antica strada, non l’attuale provinciale costruita negli anni ‘50, attraverso l’altilenare continuo per le valli garganiche ti conduce da Pulsano al diruto monastero di san Barnaba, delle monache pulsanesi,e poi attraverso le contrade “Casiglia” e “Galluccio” a Monte sant’Angelo, città medioevale, ricca di monumenti e di storia, che custodisce il santuario dell’Arcangelo, meta e fine di migliaia di pellegrinaggi.

    A San Michele del Gargano c’è una finestra aperta sull’Infinito, c’è una presenza da cui nasce silenzio, preghiera, abbandono fiducioso, pianto, nonostante il rumore esterno e l’ammassamento della folla, a volte frettolosa di tornare o di fare inutili tours turistico-religiosi. E’ l’immagine venerata di san Michele, il celeste condottiero angelico, è il ponte che unisce le cose della terra e della storia a ciò che è Eterno. Tornando da questo cammino verso l’Eterno, verso ciò a cui ogni uomo tende, tutti si accorgono di tornare carichi di doni: il pellegrinaggio rimanda perciò alla testimonianza nella vita quotidiana.

    Da Monte sant’Angelo la “Johannes schuler” scende a valle verso il borgo di Mattinata, staziona nella valle della “Sperlonga” ove sono i resti del monastero pulsanese di santo Stefano, con un bel portale bugnato ed una piccola cappella, e quindi risale la montagna fino alla contrada “Stinco” da dove parte un ripido sentiero che sale al Monte Sacro dove sopraffatti dagli alberi del circostante bosco, giacciono i resti di quello che fu uno dei più grandi e potenti insediamenti monastici della nostra terra, dipendenza cassinese: il sito è di una suggestione unica e per la bellezza del paesaggio incontaminato e per la grandiosità delle costruzioni monastiche: pronao, chiesa abbaziale a tre navate, locali imponenti del distrutto monastero, fregi, capitelli, resti di affreschi.

    Scesi da Monte Sacro nel “Piano San Martino, il sentiero prosegue per le balze del Gargano e attraverso le contrade “Fusidd” , “u cumprmiss”e “la Salegn” poste ai margini della Foresta Umbra, si giunge a Vieste, ridente e storica cittadina dell’Adriatico.

    Da qui verso Peschici prosegue il tratturo fino all’abbazia di Calena . Ma da Vieste per i pellegrini era possibile l’imbarco per raggiungere Venezia – tale era anche l’intenzione che animava il fuggiasco Celestino V che proprio nel porto di Vieste venne catturato dai soldati angioini – e poi anche i porti slavi ed orientali in genere e quindi la Terra santa.

    Da Vieste, anche oggi, è possibile imbarcarsi, almeno durante il periodo estivo, per raggiungere le fascinose Tremiti, ambita meta di molti turisti italiani e stranieri, che nell’isola-fortezza di san Nicola custodisce la inespugnabile abbazia di santa Maria a Mare, vera roccaforte militare, che presenta una medioevale chiesa abbaziale custodente pregevoli testimonianze artistiche, tra cui sono di rilevante bellezza l’altare e il Crocifisso ligneo di fattura bizantina.

    E da Vieste è possibile, attraverso un servizio giornaliero di traghetto, raggiungere le isole di Miljet ed Hvar in Croazia, sedi entrambe di fondazioni e di residenze monastiche di origine garganica, pulsanesi appunto.

    Che senso può avere oggi rifare questo cammino? Può solo una mera conoscenza storica o artistica animare questo singolare viaggio? Penso che il fine di questo cammino possa essere il punto a cui tende l’onda, per rifluire e per ritornare nuovamente in quel punto attraverso cerchi sempre più larghi che si perdono all’orizzonte. Un’ abbazia o un qualunque centro monastico è un cosmo in miniatura, carico di valore sacrale, che attira l’uomo alla ricerca delle realtà ultraterrene e lo fa comunque approdare nel ritrovo della pace, certamente lontano dal corso tumultuoso e chiassoso del quotidiano cittadino.

    Qui nell’abbazia di Pulsano rinata, o tra i resti di quelle ancora dirute, in questa solitudine delle solitudini, senza contatti col mondo ove si è privati di ogni consolazione umana, ritrovato il silenzio, è possibile possedere la chiave della convivenza fraterna e della pace.

    Là dove tace il rumore degli uomini è possibile udire la voce di Colui che amando venne ad inabitare noi.

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