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Trekking Abbazia di Monte Sacro
Pubblicato il 7th novembre, 2009 Nessun commentoTREKKING del Gargano -ABBAZIA di MONTE SACRO
Non è un caso che l’ultimo imponente fenomeno religioso di questo secolo in Italia si sia verificato sul promontorio del Gargano, a S. Giovanni Rotondo, dove Padre Pio ha vissuto e ha compiuto la gran parte delle sue opere. L’isola di roccia che si alza imponente e imprevedibile dal tavoliere ha sempre generato forti suggestioni nei popoli che l’hanno abitata e quella appena citata è solo la più recente delle manifestazioni di un’innegabile forza mistica che fa del Gargano una montagna sacra. Questa sacralità è evidente in posti come il già citato S. Giovanni Rotondo o il santuario di S. Michele Arcangelo a Monte S. Angelo, mete da sempre frequentate dal turismo religioso, ma si manifesta soprattutto nei luoghi più difficili da raggiungere anzi, proprio grazie all’isolamento, sembra amplificarsi. Non è difficile quindi comprendere perché l’ordine dei benedettini abbia deciso, nel secolo XI, di erigere l’abbazia della S.S. Trinità sulla vetta del “Monte Sacro”, già sede di un tempio destinato al culto pagano di Giove Dodoneo .Il Monte Sacro è la prima altura che, grazie ai suoi 872 metri, può fregiarsi
del toponimo di “monte”. Per raggiungere la vetta si imbocca una pista sterrata che segue le pendici in ambienti destinati al pascolo. Il percorso che porta in alto, indicato sulla destra da segnali giallo-rossi, per il primo tratto sfrutta un tracciato usato dai locali per il trasporto della legna prelevata nella zona. Questa attività continua ad impoverire il manto boschivo nonostante i divieti vigenti nell’area, dichiarata zona di massima protezione fra quelle comprese nel perimetro del parco nazionale del Gargano. Fortunatamente i mezzi usati sono ancora quelli tradizionali: il trasporto avviene a dorso di mulo, insostituibile sulle forti pendenze che si incontrano in questa parte della salita. Lungo il percorso si scavalcano fili spinati e muretti a secco coperti dai muschi, si incontrano antiche costruzioni rurali, probabilmente funzionali alle attività del convento. Il fondo spesso fangoso della pista accentua le difficoltà ma, nonostante tutto, il percorso rimane agevole per chiunque e gli sforzi da sostenere non fanno che aumentare le aspettative, puntualmente soddisfatte una volta raggiunta la meta. Superata la prima parte, in forte pendenza, la salita si fa più dolce, ma il tracciato, adesso individuato solo grazie ai segnali giallo – rossi, rimane impervio, questa volta a
vieste - monte sacro- pianta abbazia
causa delle asperità rocciose. Stiamo attraversando quello che resta dell’immenso “Nemus garganicus”, la grande foresta che ricopriva interamente il promontorio, e il rumore del vento nelle foglie dure delle diverse specie di quercia presenti ci accompagna incessante finchè finalmente il bosco lascia spazio ad un ampio prato nel quale campeggiano i resti dell’abbazia. Esplorando le vestigia del monastero ci si fa prendere dal mistero che avvolge questi luoghi ormai preda degli assalti della vegetazione. Si seguono i resti di un muro cercando di indovinare la destinazione di quella che fu una stanza apparentemente isolata o dei vani sotterranei invasi dai detriti finchè, dietro un leccio, trattenuti dalle spine di un cespuglio dell’onnipresente macchia mediterranea, si scopre il mare. In piedi sul muro portante della cella di un monaco fortunatissimo, è forte la tentazione di tenersi per sé il prezioso segreto. Si potrebbe rimanere ore a guardare il panorama se il verso stridulo di uno stormo di

Abbazia di Monte Sacro
chiassose cornacchie non ci riportasse alla realtà. Il prato che copre lo spazio antistante l’abbazia crea una forte aspettativa nel visitatore che guarda il portale, ma qualcosa trattiene dall’imboccarlo. Dietro la pietra bianca della facciata colpita dal sole si intravedono le ombre delle sale interne, un tempo luoghi di vita quotidiana, ora decrepiti resti avvinti da edere giganti. Vi si muovono a caccia, non visti, gli spiriti della foresta: donnole, tassi, volpi, gufi, e civette, padroni indiscussi della scena notturna. Ma anche con la luce del giorno non è facile trattenere una certa inquietudine una volta al cospetto di questi ambienti, e la storia del demone che custodirebbe il tesoro del monastero non pare così infondata. Fino a qualche anno fa le ossa dei benedettini sepolti nel piccolo cimitero si confondevano fra i rovi e i calcinacci, portate alla luce dalle ricerche, svolte in tempi meno disillusi, da improvvisati cercatori di tesori. Ora tutto è tornato in ordine grazie all’opera di un’équipe di archeologi impegnata nello studio dei resti del convento. Ma l’intervento episodico di pochi studiosi non è sufficiente a salvare dall’incuria e dalle ferite del tempo ciò che rimane dell’abbazia della S.S. Trinità. Presto il crocifisso dipinto su di una delle pareti ancora in piedi svanirà, il bosco riprenderà il sopravvento su un luogo che comunque gli appartiene e, nascondendo le già povere tracce del passaggio dei monaci, concederà il meritato riposo al demone, custode di un tesoro ormai definitivamente nascosto.
ESCURSIONE A MONTE SACRO NELL’ANNO 1811
Tratto da: Baselice G. – Viaggio botanico eseguito nei circondari di Manfredonia e Monte S. Angiolo e S. Marco in Lamis – anno 1812 –Biblioteca Nazionale di Napoli. ( Ricerca effettuata da Antonio Romano).
Nello stesso giorno de ’11 da Mattinata mi diressi sul Monte Sacro ascendendo il Monte detto la Scapola, ed il Monte Stinco. Il Monte Sacro è uno dei più alti del Gargano. Sta situato dalla parte N/Est di monte S. Angiolo alla distanza di nove miglia. E’di formazione secondaria , ed è composto di un intero masso di carbonato calcareo forato per tutta la superficie, formando molte creste ben elevate irregolarmente. Si osservano intanto de’ ciottoli distaccati da grandi macigni bianchi al par della neve, e benché forati di una superficie levigatisssima. Si vede nel centro di questo inaccessibile monte gli avanzi di un dirupo convento de’Cassinesi, secondo la relazione fattomi dal signor Filippo D’Enrico, poiché in Monte S. Angiolo credesi comunemente d’essere un antico convento de “Teutonici”. (1) ( Mi si permette in questa occasione di dare una breve descrizione di siffatto convento , ed il mio lettore suppongo , che mi sarà grato, benché esco dal mio scopo. Questa diruta fabbrica grande assai è di disegno gotico. Esistono in piedi le sole muraglie, ad eccezione di qualche porzione di volta cadente. Si scorge quasi nel centro il campanile di forma quadrata di larghezza uguale ala base fino all’apice. Vi rimane intatto un grande stallone ella lunghezza di circa 150 palmi, la cui volta è formata di pezzi tutti uguali di carbonato calcareo tufaceo a varietà bianco, ossia di pietra di monte, così ben connessi che sembra di un sol pezzo, e debbo confessare la mia sorpresa nell’averla contemplata attentamente. Questa poggia su quattordici archi da una parte, ed altrettanto dall’altra. In ogni arco vi è una mangiatoia capace di contenere tre animali grandi. Su di questa volta vi sono alcuni alberi vetusti di quercus ilex, ossia di elce, ed uno di questi si osserva attraversare una muraglia. In somma sifatta veduta desta l’ammirazione di un curioso viaggiatore”….Note tecniche
Periodo: da Pasqua a Novembre
Percorso: facile adatto a famiglie
Durata: mezza giornata
Equipaggiamento: scarpe comode e macchina fotografica.
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