STORIA di Vieste
Vieste è la città più orientale del promontorio garganico, 13500 abitanti, è situata su una piccola penisola rocciosa dove è arroccato il caratteristico centro storico medievale, la sua architettura urbana è caratterizzata da strade strette e non allineate, in alcuni casi sono unite da esili archi di contrafforte. Nella parte più pianeggiante si estende il quartiere sette-ottocentesco e i nuovi insediamenti . Due belle spiagge di sabbia fine sono
disposte a nord e sud dalla cittadina di Vieste. Le prime tracce di presenza umana si hanno nel Paleolitico. Qui gli uomini vi trovarono l’habitat ideale: clima mite, sorgenti di acqua potabile, abbondanza di frutta, ricchezza di selvaggina stanziale e migratoria e nel mare una ricca varietà di pesci. Si trovano molti manufatti di selce cosparsi su tutto il territorio: strumenti di lavoro, di caccia e di difesa. Una miniera di selce, definita una delle più grandi d’Europa, è stata rinvenuta in contrada Defensola pochi anni or sono a circa tre chilometri da Vieste. Sono visibili resti di tombe dell’età del Ferro nei pressi del Castello e sulla Punta di S. Francesco, mentre è stato
distrutto il dolmen che era in contrada Molinella. Sono state scoperte testimonianze risalenti al periodo pre-romano con abitazioni, templi e anche uno stabilimento termale. Alcuni studiosi identificano questa città sepolta con l’antica Uria (“Hyrium” sec. VI a.C.), ricordata da vari autori greci e latini, come Strabone, Dionisio Libico, il Perigeta, Plinio, Tolomeo, Pomponio Mela. E’ stato scoperto il tempio della Venere Sosandra (Afrodite) in una grotta scavata sull’isolotto di S. Eugenia (ora è ubicato il Faro) e citato da Catullo nel Carme 36, sulle cui pareti sono state incise numerose dediche alla dea in greco e in latino databili tra il III sec. a.C. e la tarda età romana. Intorno a questa antica città vi erano altri insediamenti umani, come quello di Apeneste (sec. II d.C.), ricordata da Tolomeo. Questo centro alcuni lo hanno pensato di ritrovarlo a sud di Vieste nella zona di S. Salvatore, sul cui territorio sono sparse centinaia di tombe a cassette. A Nord-Ovest, invece, in località Piano Grande, vi erano le ville romane di Merino e Fioravanti nelle adiacenze del Santuario di Santa Maria Merino. Molto probabilmente questi centri erano dediti esclusivamente alle attività agricole, alla pastorizia e al commercio che avveniva tramite i porti di Campi e di Porto Greco per Apeneste e con quello di Scialmarino per le ville di Merino e Fioravanti. Nel Museo Civico viestano sono conservati oltre a reperti di epoca preromana, fra cui alcuni frammenti di stele che riportano un’iscrizione epigrafica con caratteri antichi definita “il più illustre
documento linguistico dell’antica Daunia” (O. Parlangeli), anche vasi di forme e grandezze diverse, lacrimatoi, lucerne, olle funerarie, armi, pentole, spille, spirali ed ancore di pietre e di ferro. Il toponimo di Vieste si presta a varie letture ma molti pensano che siano ricollegabili al culto del fuoco e alla dea del focolare Vesta, da cui secondo molti discende il termine Vieste. In una carta geografica del regno di Napoli – redatta da Pirro Ligorio nel 1557, ripubblicata da Abraham Oertel nel 1570 – viene indicata chiaramente come “Beste, vel (o) Hyrium, Vestice” . Vieste sarebbe collegata altresì alla città di Merino (Merinum), secondo alcuni distrutta nel 914 d.C. La città di Merino sarebbe stata una sede vescovile e un importante centro agricolo e marittimo. Vieste conobbe le dominazioni bizantine, longobarde e normanne. Durante la dominazione bizantina Vieste godette le attenzioni e i benefici del governo di Costantinopoli. In questo periodo fu amministrata dal turmarca, che si avvaleva della collaborazione dei notai, dei giudici, dei “boni homines” e del vescovo. Nella seconda metà dell’anno Mille diventò Signore di Vieste Roberto Drengot, nipote di Rainulfo, il primo normanno che scese in Puglia. In questo periodo furono costruiti nella parte alta della città il Castello svevo e la Cattedrale. Per la sua posizione strategica, che da sempre costituì la testa di ponte col vicino Oriente e meta obbligata per chi dal mare
traeva risorse di vita, diventò anche un importante centro di difesa del Gargano. Orseolo II, doge di Venezia, vi approdò nel 1002, quando accorse con 100 navi in aiuto di Bari assediata dai saraceni. Nel febbraio del 1177 Papa Alessandro III vi soggiornò per un mese prima di imbarcarsi, il 3 marzo, alla volta di Venezia per firmare la pace con Federico Barbarossa. L’imperatore Federico II di Svevia l’ebbe sempre a cuore e la
colmò di benefici. Si vuole che dopo la terribile incursione operata dai Veneziani, alleati del Papa, l’imperatore si recò personalmente in Vieste
e, considerato i danni subiti, fece immediatamente restaurare la Cattedrale e il Castello e rinforzare le mura della città. Nel 1253 Corrado IV, figlio di Federico II, vi sbarcava per prendere possesso del regno. I Frati Minori di San Francesco nel 1288 fondarono a Vieste il Convento di Santa Maria delle Grazie. A Vieste venne catturato Celestino V, per conto di Bonifacio VIII e Carlo II d’Angiò, dopo la rinuncia al papato (1294). Il 5 luglio 1294 venne eletto Papa l’eremita Pietro del Morrone. Il 13 dicembre dello stesso anno si dimise. Celestino V voleva solo ritornare alla solitudine dei monti della Maiella e continuare la vita di ascetica. Il nuovo Papa, Bonifacio VIII, però,
per timore di uno scisma, lo faceva sorvegliare a vista. Il Santo eremita tentò allora la fuga e cercò di rifugiarsi oltre l’Adriatico, dopo aver trattato il trasbordo con un marinaio di Rodi Garganico. Si narra che dopo vari tentativi per partire via mare la barca fu sospinta sulla costa di Vieste. I marinai lo abbandonarono sulla spiaggia di Scialmarino. Il santo monaco Pietro forse fu ospite per nove giorni presso la grancia benedettina di Càlena. Qui venne a prelevarlo, in nome di Bonifacio VIII e di Carlo II d’Angiò, il governatore di Vieste. Fu condotto in Vieste su un umile asinello e fu trattenuto con riguardo, venerazione e onore e, si vuole che durante il suo soggiorno, operò diversi miracoli. Il 16 maggio vennero in Vieste Rodolfo, patriarca di Gerusalemme, Ludovico d’Alvernia, priore della Santa Milizia, Guglielmo di Villareto, priore di Provenza, il contestabile del Regno Guglielmo d’Estendard, il cavaliere Pietro da Cremona ed altri prelati e nobili signori che lo accompagnarono ad Anagni, dopo esser passati per Monte S. Angelo, Foggia, Benevento e Capua. Morì nel Castel Fumone, presso
Ferentino, il 19 maggio 1296. Nel 1442 vi soggiornava il re Alfonso d’Aragona per dirigere personalmente le operazioni di guerra contro le navi nemiche. Molti edifici vennero danneggiati da vari terremoti specialmente quelli del 1223 e del 1646. Ma le distruzioni più rovinose e gli attentati più feroci, Vieste li subì dagli assedi dei pirati turchi. Sempre soggetta alle incursioni piratesche, sono rimasti tristemente famosi gli eccidi operati dai saraceni di Acmet Pascià (1480) e di Dragut Rais (1554), con gravi danni alla città e deportazione di innumerevoli abitanti. Acmet Pascià (o Acomet Basnà), un feroce Rais al servizio di Maometto II, dopo aver distrutto la città di Otranto e fatto trucidare sul colle della Minerva 800 cristiani, per disorientare ed ostacolare l’avanzata dell’esercito napoletano guidato dal Duca di Calabria, inviò, alla fine di agosto del 1480, circa 70 navi verso il Gargano. A sorpresa attaccò Vieste e, come si apprende dalla relazione di un Oratore Estense “con uccisione di molte anime… il turco [la] ruinò e brusiò fino a li fondamenti”. Vieste, “dopo esser stata sette giorni
assediata da Draguth (18-21 luglio 1554) con settanta galere dell’Armata del gran Turco, fu ultimamente, non potendosi più difendere, saccheggiata, presa, e abbruciata con preda notabile di cittadini e ricchezze e con perdita di sette milia anime tra presi e morti” Draguth troverà la morte il 25 giugno del 1565, durante l’assedio di Malta. Il re Ferdinando si prodigò immediatamente per la sua ricostruzione e la colmò di privilegi. Le minacce dei saraceni con attacchi a sorpresa e repentini si fecero ancora sentire nella prima metà del ’500 su tutta la costa garganica, benché il viceré, d. Pedro di Toledo, si fosse prodigato nel far costruire, nei luoghi più esposti al pericolo, torri costiere di difesa e di avvistamento. Nel luglio 1558 mons.
Ugo Boncompagni fu nominato Vescovo di Vieste e il 14 maggio 1572 divenne papa con nome di Gregorio XIII. Vieste fu teatro del fenomeno del brigantaggio che ebbe ramificazioni in tutti i comuni del Gargano e diede luogo ad atti di estrema crudeltà e ad imprese di straordinaria audacia, quali l’occupazione da parte di bande armate delle cittadine di S. Giovanni Rotondo, Vieste, Mattinata e Vico. Vieste fu presa dai briganti il 27 luglio 1861 e tenuta d’assedio anche il giorno successivo. Nove morti, rapine ed estorsioni sono il bilancio di quelle due infauste giornate. La cattedrale fu costruita nella seconda metà dell’XI secolo, a circa 100 metri dal Castello, conserva ancora nel suo complesso il primitivo stile romanico-pugliese e nel campanile quello del tardo barocco. Le distruzioni e i saccheggi come quelli operati dai saraceni del 1480 e 1554, i diversi terremoti, particolarmente
disastrosi quelli del 1223 e del 1646, l’incuria del tempo e la mania di adeguarsi agli stili delle epoche, hanno fortemente influenzato il monumento. In questi ultimi anni ha avuto un bel intervento di restauro. L’interno, a di acanto, tralci e animali, come cavalli, uccelli, galli, un bue, un drago. Anche se incise con una tecnica rudimentale rivelano grande capacità tecnica. Della costruzione originaria della Cattedrale rimane il corpo centrale della facciata a settentrione in cui è posto l’ingresso laterale. Questo si apre al centro di un archivolto a bassorilievo con motivo a racemi, e da un riquadro con cornici a foglie di palma, ai cui lati sporgono due protome leonine. Su questa parete dovevano correre un certo numero di finestre, uguali a quella esistente, doppiamente strombate, con triplici serie di cornici diverse finemente elaborate e con arco a tutto sesto. Le absidi, che in origine erano semicircolari, nel XIII/XIV sec., hanno fatto posto al Coro e a due cappelle. Nello stesso periodo sono sorte anche le cappelle delle navate laterali. Le capriate della navata centrale sono state coperte nel XVIII secol
o da un pianta di basilica romanica, è costituito da tre navate, divise da due file di 6 colonne ciascuna, i cui capitelli, cinque corinzi e cinque cubici (altri due sono andati distrutti), presentano motivi diversi: foglie arrotondate, foglie di palma e soffitto ligneo dipinto a tempera di stile barocco napoletano, in cui sono inserite tre grandi tele, raffiguranti la Madonna Assunta, titolare della chiesa, san Giorgio, protettore della città, e san Michele Arcangelo, protettore del Gargano. Altre opere di rilievo presenti in chiesa sono: la pala del Rosario del genovese Michele Manchelli del 1581; le settecentesche tele della SS. Trinità del viestano Giuseppe Tomaiuolo e della Madonna col Bambino e santi di scuola veneta; il Cristo Morto, altorilievo marmoreo di scuola michelangiolesca e la pregevole statua in legno di santa Maria di Merino, protettrice di Vieste, di epoca incerta. Molto territorio del comune di Vieste rientra nel Parco Nazionale del Gargano. La Foresta Umbra è una grande bosco che si estende per più di 10.000 ettari, da 272 a 827 metri sul livello del mare. Il Nemus Garganicum citato spesso da Silio Italico, Ovidio, Strabone, Virgilio, Orazio, Lucano, è il più esteso residuo della primitiva selva millenaria garganica. Lungo la costa di Vieste, il mare cristallino è coronato da torri costiere e trabucchi, da grotte marine e belle spiagge, da pinete e stupendi paesaggi che sono la meta privilegiata di migliaia di turisti per le proprie vacanze.
