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Isole Tremiti
ISOLE TREMITI : RITORNO IN PARADISO
Abbiamo bisogno delle isole. Di quei piccoli eden che aiutano a immaginarci fuggiaschi dalle città, naufraghi, con i nostri sogni, nel piccolo porto sperduto di un arcipelago dove il tempo di credere che tutto è possibile (anche il nostro sogno di fuggiaschi) si dilata come le sfumature del sole al tramonto. Abbiamo bisogno delle baie segrete dalla luce accecante , dell’illusione del paradiso. Con l’unica condizione di poterlo raggiungere in fretta, e di abbandonarlo quando ci pare. Sarebbero perfette le Tremiti per i nostri sogni, se non fosse che su questi scogli che fanno parte del Parco Nazionale del Gargano, quì il mito della velocità non trova asilo, dove la fretta non ha ragione di esistere. Non si corre per attraversare isole con dimensioni che si misurano in metri. San Domino, la più grande , in lunghezza ne conta 2800; San Nicola e Capraia circa 1600; il Crepaccio è poco più di uno scoglio
argilloso e Pianosa, la più lontana, con la sua altezza di appena una decina di metri, scompare quasi del tutto, durante le furiose tempeste invernali. Tanto è un’isola inaccessibile, perché nel 1989 è stata dichiarata Riserva Marina Integrale. In luoghi così piccoli, và da sé che bisogna camminare . pronti a percepirne il respiro lento e profondo, e a lasciarsi sedurre da una bellezza che ben si adatta alla nostra dimensione di fuggiaschi. Fin dallo sbarco presso Cala delle Arene a San Domino, si comprende che per allontanarsi da questo luogo congestionato si deve salire in alto. Basta prendere la strada che si arrampica per poche decine di metri sulla costa, ed ecco che la vista spazia su un merletto di sabbia finissima che separa la roccia dall’universo marino di acque azzurre e calme. A est del paese, un’altra strada conduce allo strapiombo affacciato su Cala del Diamante, di fronte spuntano i Pagliai, una decina di candidi monoliti piramidali traforati da suggestivi cunicoli, che sembrano messi lì apposta per decorare la falesia calcarea. Le due strade si uniscono dopo un centinaio di metri infilandosi nel bosco profumato di pini d’Aleppo: uno dei tesori di San Domino- esteso su buona parte della sua superficie-che fa venire in mente il tempo in cui l’isola , a partire dall’anno mille, era descritta come l’orto del paradiso: coperta da uliveti, vigne e alberi da frutta; coltivata a grano e adibita a pascolo ( come buona parte di san Nicola e della deserta Capraia). In quell’epoca, durata all’incirca 600 anni, le Tremiti erano il regno di religiosi, vera e propria roccaforte della cristianità prima sotto il controllo del monastero benedettino di Montecassino, poi completamente autonoma grazie alla bolla papale del 1256. Durante quel periodo di splendore mistico le isole divennero un importante centro economico e culturale. Si sperimentavano tecniche innovative di agricoltura, si creavano manoscritti su pergamena ed era attiva una scuola di astronomia, matematica e musica. Di quel reame San Nicola, brulla e pietrosa, era la capitale. Mentre San Domino, quasi disabitata, era il luogo della beatitudine. Con una tale
esplosione di natura da fare pensare che un frammento dell’Eden, per qualche ragione incomprensibile, fosse giunto alla deriva fino a queste latitudini. L’eredità naturale di quei tempi d’oro oggi sopravvive lungo i sentieri ombreggiati, ben segnalati e attrezzati con numerose aree di sosta su tutto il perimetro costiero, che raggiungono punti panoramici di osservazione, cale appartate, grotte. E sui promontori con una toponomastica a volte curiosa, ma sempre rilevatrice di quelle che sono la storia, le leggende e la natura di questi luoghi. Che nonostante l’affollamento estivo e la concentrazione di turisti nei finesettimana, regalano facilmente angoli di pace. Persi fra il verde del bosco e il mare turchese, si scoprono splendidi angoli come la Cala dello Spido e quella del Pigno, abbozzate nella pietra e protette dalla vegetazione; un po’ meno poetica la minuscola insenatura di Cala Matano, a rischio perenne di affollamento per via della sua striscia di sabbia abbagliante e delle acque trasparentissime, simili a quelle di una piscina: ci si arriva scendendo una ripida scalinata, e a ogni passaggio si spera di incontrare Lucio dalla, Tremitese di adozione. Dalla terrazza di roccia affacciata sul vestibolo della Grotta delle viole, si comprende immediatamente il motivo di questo nome: i riflessi violacei che riverberano in questa cavità carsica fanno un dipinto d’autore con le fioriture di fiordalisi blu e di violette selvatiche che tappezzano le pareti a strapiombo sul mare. E’ emozionante penetrare nell’antro in barca, o meglio ancora in canoa, per ammirare i depositi colonnari delle stalattiti alle pareti. Ma anche le altre cavità dell’isola si possono raggiungere in barca. Come quella del Bue Marino: profonda una settantina di metri, fino agli anni ’60 era il rifugio della foca monaca; scomparso, almeno per ora, il simpatico pinnipede, resta da ammirare lo spettacolo della luce filtrata dalle acque marine, con i suoi riverberi azzurri che tinteggiano le pareti come nella ben più famosa grotta Azzurra di Capri. A rendere il tutto ancora più seducente ci si mette la leggenda: sopra l’anfratto ci sono le pareti scoscese del Picco delle Diomedee, dove , nelle notti d’estate, si sente un verso struggente simile al pianto di un
neonato: secondo il mito sarebbero i compagni di Diomede ( il valoroso amico di Ulisse celebrato da Omero), trasformati in uccelli da Venere affinché potessero per sempre vegliare le spoglie dell’eroe, sepolto probabilmente da queste parti. Dopo l’esplorazione delle insenature della costa occidentale ( come Cala degli Inglesi, e Cala Tonda, dalla suggestiva forma a semicerchio, è il momento di spostarsi a Capraia. Sull’isola disabitata delle capre e dei capperi, si approda per rilassarsi nelle sue calette deserte. Puiù integrante la visita a San Nicola. Fra le antiche mura fortificate della sorellina minore dell’arcipelago, si custodiscono memorie antiche: quelle dell’epoca benedettina, cistercense e poi lateranense, testimoniate dalle fortificazioni e dalle torri merlate. E , soprattutto, dalla chiesa di santa Maria a Mare , consacrata nel 1045, che conserva mrabili frammenti di mosaico d’epoca romanico-bizantina: la croce dipinta di oltre tre metri d’altezza, realizzata forse in Toscana nel XIII secolo. E una pala d’altare policroma di scuola veneziana del XV secolo. Reminescenze artistiche di un’era che appare remota, mentre vivissimi sono ancora i ricordi delle vicende del secolo, appena trascorso, quando l’isola
venne trasformata in confino per gli oppositori al regime fascista, in prevalenza parlamentari , sindacalisti, avvocati, medici e professori. Sbarcati a San Nicola, si rivelarono una vera linfa vitale per la comunità di pescatori e agricoltori. Che, quasi ignari di quanto stava accadendo, un giorno videro arrivare anche il nostro caro Presidente Sandro Pertini. Trasferito qui in punizione, ma solo per qualche giorno, dall’isola di Ponza. Come ricordano i più anziani, i confinati “rifacevano il doposcuola. A quel tempo c’era tutto: il sarto, il fabbro, il calzolaio. C’erano i vigneti e alberi da frutta. Pecore e capre non si contavano. Si faceva il formaggio, si coltivava il grano: adesso nei giorni d’inverno il pane lo portano con l’elicottero”. Già un luogo perfetto, per il nostro sogno. Quello dei naufraghi in cerca di un approdo sicuro, dove soddisfare il proprio bisogno di isole.
Orari e tariffe dei Traghetti da Vieste alle isole Tremiti
Servizio Helibus Alidaunia (Servizio di trasporto con elicottero)
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All time: 10 at 02-12-2010 05:55 am GMT-1





















